Tre film che raccontano la Leadership - Tutto sul management

Il responsabile delle risorse umane

In questo film, in cui la Leadership è raccontata attraverso il cinema, il responsabile delle risorse umane di un grande panificio industriale in Israele – è un leader in crisi che riacquista la sua dimensione umana grazie ad un fatto drammatico.

Questo film, nei nostri seminari, lo associamo ad una competenza molto importante della leadership: build the network. La capacità di costruire relazioni durature e solide nel tempo.

Una operaia -Yulia una immigrata di un paese dell’est Europa – muore in un attentato.

Il cadavere di Yulia – da poco licenziata dal Panificio – rimane in obitorio per una settimana senza che nessuno se ne accorga.

Solo un giornalista risale alle sue generalità attraverso un cedolino dello stipendio che Yulia aveva indosso al momento dell’attentato.

Il giornalista monta una notizia centrata sulla disumanità del datore di lavoro.

Nel frattempo – il responsabile delle risorse umane – riconosce il cadavere e, d’accordo con la vedova proprietaria del panificio, decide di riportare la salma ai suoi cari nel suo paese di origine.

Presto il viaggio si rivela più complicato di quanto previsto. L’ex marito di Yulia – divorziato – non può riconoscere la salma e solo la nonna, in un lontano paesino, è autorizzata a firmare l’atto per la sepoltura. Il figlio quattordicenne problematico della vittima si unisce al gruppo in questo viaggio della speranza.

Lungo il viaggio – il nostro responsabile – costruisce la sua rete di relazioni sempre più convinto del suo obiettivo: dare a Yulia una giusta sepoltura.

Il viaggio di questa strana compagnia è disseminato da imprevisti, ma la caparbietà del responsabile delle risorse umane, determinato a fare la cosa giusta, insieme alla sua capacità di relazione, gli permettono infine di raggiungere la meta che sembrava inarrivabile.

Film che rappresenta molte dimensioni della leadership:

  • la determinazione e resilienza del protagonista;
  • la consapevolezza di sé, dei suoi punti di forza, ma anche delle sue debolezze;
  • la sua capacità di ingaggiare e coinvolgere gli altri
  • la sua adattabilità.

La “trasformazione” del protagonista rappresenta una metafora perfetta della leadership. Il suo cambiamento da direttore delle risorse umane in crisi, demotivato in un ruolo che non sente suo, a  “leader” che persegue un obiettivo personale e aziendale, si presta a trattare molti temi formativi. La capacità di lavorare in team, di motivare, di perseguire e raggiungere obiettivi.

Lungo tutto il film emerge l’importanza del lato “umano” del manager. Ed è proprio questo aspetto che permette al nostro direttore delle risorse umane di esprimere tutta la sua leadership.

Una lezione di baseball, leadership e coraggio.

Nel 2011 usciva “L’arte di vincere” (Moneyball) film diretto da Bennet Miller e basato sul libro Moneyball: “The Art of Winning an Unfair Game” di Michael Lewis.

Il 2001 segna un anno nero per la squadra di Baseball degli Oakland Athletics, non solo perde la finale dell’American League contro i New York Yankees ma si vede soffiare i giocatori più talentuosi da squadre più titolate e con dei budget decisamente più elevati.

Questo capitolo della storia statunitense del Baseball è l’incipit del film che presentiamo oggi.

Nonostante sia stato nominato a ben 6 statuette negli Oscar del 2012, in Italia non ha avuto il meritato successo a causa, probabilmente, della poca popolarità della disciplina sportiva che caratterizza il film.

Infatti la cornice di tutta la pellicola è proprio il baseball ed in particolare la gestione della squadra degli Oakland Athletics e del loro general manager Billy Beane interpretato da un quanto mai ispirato Brad Pitt.

Billy Beane deve quindi affrontare una situazione manageriale molto complessa: da un lato la perdita dei giocatori di maggior talento del proprio team, andati ai diretti competitors, dall’altro un ingente taglio del proprio budget.

Cosa fare quindi di fronte ad una situazione del genere?

La risposta è riassumibile in una frase, dai toni spiccatamente darwiniani, pronunciata proprio dal General Manager: “Adattarsi o morire”.

Così Billy Beane decide di assumere un giovane analista fresco di laurea, Peter Brand (interpretato da un ottimo Jonah Hill) per aiutarlo ad attuare un cambio di prospettiva della gestione della squadra che viene ricostruita secondo il concetto: “dobbiamo comprare vittorie non giocatori”.

Ed ecco allora che la nuova strategia per massimizzare l’esiguo budget prevede un’analisi statistico-matematica delle performance di tutti i giocatori del campionato, andando a scremare i filtri percettivi e le distorsioni del mercato che spesso premiavano giocatori sopravvalutati o valutati secondo criteri sbagliati ,come la popolarità o l’immagine costruita nel corso del tempo.

Un film profondo che utilizza con sapienza la metafora sportiva per raccontarci un’importante lezione di management e di leadership dove vengono mostrate le seguenti competenze fondamentali:

  • La capacità di visione, d’immaginare nuove regole del “gioco” ed uscire quindi da alcune vecchie e pericolose logiche competitive.
  • La capacità d’innovarsi e di affrontare il cambiamento.
  • La dimensione della Leadership che possiamo riassumere come “Engage the team” cioè a dire motivare e dare senso a tutta la squadra.
  • Ultima ma non meno importante, la capacità di misurare le performance e di costruire una cultura di team basata sui punti di forza del singolo e su un forte spirito di collaborazione.

In conclusione un film che si può facilmente guardare godendo del piacevole e ben costruito scorrere dell’intreccio e della trama oppure, come vi consigliamo, utilizzando gli “occhiali” della leadership e del management per trarne importanti spunti di riflessione.

Interstellar: al di la della trama

Interstellar”, film di un viaggio interplanetario, qualche volta un po’ stiracchiato in spiegazioni non proprio scientifiche, ma che, subito, senti vivere del mondo di Nolan, e risuonare, forte, nel tuo di spettatore.

Un fosco futuro caratterizza l’inizio del racconto: costituito da pesanti atmosfere che, forse per questo, ci sembrano più possibili, reali.

Il protagonista non ha speranza: ridotto a sopravvivere giorno dopo giorno, in compagnia solo del ricordo.

Fino al momento in cui approda in una base NASA dove conoscerà la verità: non c’è più futuro per sé e i propri figli sulla terra.

Per immaginare una sopravvivenza, l’unica possibilità è emigrare, su un nuovo pianeta, nello spazio.

La scelta è difficile, la separazione da chi si ama quasi insopportabile.

Ma la meta è concepita, fissata, la sfida lanciata e la speranza riaccesa: abbandonare chi si ama per salvarlo.

Il protagonista, motivato e sollecitato dalla possibilità di quel nuovo mondo, crea le condizioni del cambiamento, riprende fiducia nelle sue capacità, riscopre la brama di conoscere, l’istinto di conservazione, la forza del desiderio di sopravvivenza, la voglia di un futuro diverso e migliore.

Cooper si apre, così, all’impossibile, ricorda ciò che aveva dimenticato, impara ciò che c’è di nuovo: agricoltore da anni dedito alla coltura della terra, si trasforma in pilota di veicoli interstellari, torna a lottare per il suo futuro, quel futuro che è anche nelle sue, nelle nostre mani.

Seguiamo Cooper, affrontiamo il cambiamento, lavoriamo sulle convinzioni, usciamo dagli schemi, cancelli che limitano la visione e frenano la motivazione, gettiamo il cuore oltre l’ostacolo, fissiamo la meta, pianifichiamo il percorso. E, passo dopo passo, sentiremo crescere la fiducia in noi stessi, migliorare le abilità, aumentare la potenzialità per raggiungere i nostri obiettivi personali, manageriali e di team.

….E se da soli proprio non ce la facciamo affidiamoci ad un coach.

Le dimensioni di Leadership raccontate attraverso il cinema

“Il cinema è il modo più diretto per entrare in competizione con Dio”.
(Federico Fellini)

Come ci ricorda la citazione di Fellini, il cinema, più di altre arti è stato ed è un mezzo per costruire mondi, luoghi e spazi dove va in scena il più grande e complesso mistero del mondo: l’essere umano.

Come formatori e consulenti attingiamo spesso da questa arte per trovare spunti, metafore, indizi per costruire i nostri percorsi di sviluppo manageriale. In Stra-Le lavoriamo infatti sull’uomo, sulle competenze manageriali, su quel significato, spesso abusato, che va sotto il significante di “Leadership”.

E proprio sul tema della Leadership, crediamo che il cinema possa raccontare molto e farlo in modo creativo, diretto e potente. Abbiamo così giocato con alcuni film, che ci hanno appassionato, per dipingere il nostro modello di Leadership.

Durante un evento per alcuni nostri clienti, con il contributo dell’attore e regista Michele Bevilacqua, abbiamo ripercorso le cinque dimensioni del nostro modello. L’utilizzo di alcuni momenti di altrettante pellicole, ha creato immagini, suoni e suscitato emozioni, attraverso un occhio diverso, quello della camera da presa.

La prima dimensione del modello “Make Things Happen”, che racchiude le competenze di orientamento al risultato e la capacità di far accadere le cose, rivive nel film “Perfect day” dove i protagonisti, tra cui un Benicio del Toro in stato di grazia, non si arrendono di fronte alle mille difficoltà esterne, ma riescono a compiere una missione apparentemente impossibile.

Alla fine di ogni proiezione si è quindi proposta la decodifica di quanto raccontato dal film, utilizzando gli occhiali della leadership sia dal punto di vista della prova attoriale sia dei contenuti specifici di Management.

Quali sono i comportamenti mostrati nel film che indicano una grande prova di Leadership? Che ruolo hanno giocato l’emozioni e l’intelligenza emotiva? Come traslare tutto ciò all’interno di un contesto organizzativo?

Il cinema ed il metodo Actor’s Studio, nonché strumento formativo nei nostri percorsi, rappresenta un’opportunità di apprendimento, ideale all’interno di un progetto di sviluppo manageriale dove la Leadership è raccontata, vissuta e mostrata fuori da noiose e spesso poco efficaci slides di Powerpoint.

Buona Visione!

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Martina Guglielmino

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