Simulazione e apprendimento – la nuova frontiera della formazione

A 58 anni ho ancora un ricordo vivissimo del corso di vela a cui mi iscrisse mia mamma quando avevo 12 anni.

Passavamo le nostre estati in Versilia. A quei tempi i ragazzi giravano liberi senza alcun pericolo. Con gli amici sparivamo per intere giornate tra la spiaggia, i giri in bicicletta nelle campagne e le interminabili partite di calcio in campetti di fortuna.

Così mia mamma, forse per controllarmi almeno in parte, mi iscrisse a questo corso per ragazzi. Ogni mattina per tre ore uscivamo con i Flying Junior, tre per barca. Stupendo il mare a quei tempi. Poca gente, solo qualche piccola barchetta a remi o qualche pattino, le moto d’acqua non esistevano ancora.

Il pomeriggio verso le 17 c’erano le lezioni teoriche, un po’ noiose; con un gruppetto di “indisciplinati” ci mettevamo in fondo per chiacchierare.

Dopo quell’esperienza passarono oltre 25 anni prima di salire nuovamente su una barca a vela. In un club Med riprovai. Dopo 5 minuti di spiegazione dell’istruttore presi il timone e riuscii ad uscire senza problemi. Come se da quel mese di corso fossero passati solo alcuni giorni.

Non sono più risalito su una barca, ma ho ancora vive nella mia mente le emozioni di quel mese.

Con questo episodio della mia vita voglio introdurre il tema dell’esperienza nell’apprendimento. Tutti noi conosciamo quanto l’esperienza sia fondamentale per apprendere (John Dewey, USA 1859, 1952).

L’esperienza ha il grande vantaggio di accelerare l’apprendimento, di agire su tutti i nostri canali di comunicazione, mettendo in moto la nostra intelligenza emotiva (Daniel Goleman). Apprendiamo inoltre commettendo errori con il meccanismo ben noto del “prova, sbagli, correggi”.

In un bel saggio “Elogio dell’Errore” Tim Harford, editorialista del Financial Time ed economista di successo, racconta diversi casi in cui persone e organizzazioni con problemi molto diversi fra loro abbiano utilizzato questo metodo di soluzione che si è rivelato vincente. Harford riassume il metodo nelle seguenti fasi:

  1. suddividi il problema;
  2. prova alcune soluzioni alternative pratiche ed immediate;
  3. analizza gli errori e i successi;
  4. determina la soluzione migliore;
  5. applica la soluzione su larga scala.

Riduzione dei rischi, evidenza del risultato – successi e insuccessi – tempi veloci e risorse limitate sono gli evidenti vantaggi di questo approccio ai problemi.

La Simulazione è il surrogato più vicino all’esperienza diretta come sistema per l’apprendimento.
Edgar Dale (1900 – 1985) insegnante, professore universitario e studioso dell’efficacia dei sistemi multimediali sull’apprendimento, aveva già molti anni fa sintetizzato le sue scoperte con il cono dell’apprendimento.

Il cono del sapere, indica le attività più efficaci per l'apprendimento

Il cono del sapere, indica le attività più efficaci per l’apprendimento

La simulazione, garantisce per l’apprendimento il 90% dell’efficacia dell’esperienza reale, riducendo notevolmente i rischi e condensando in tempi brevi esperienze che nella realtà potrebbero essere distribuite in tempi molto lunghi.

La simulazione è ormai utilizzata in molti campi, oltre all’addestramento dei piloti e degli astronauti, è meno noto il suo utilizzo per la formazione dei medici, chirurghi e no.

Nel mondo del management sono almeno 30 anni che la simulazione è usata soprattutto nelle Business School. Si sta estendendo ora anche alle Università e fatto più rilevante alla formazione professionale e manageriale all’interno delle imprese.

La differenza sostanziale tra la business simulation in ambito business school, rispetto a quella in ambito aziendale, sta nel tipo di modelli utilizzati.

Molto generali – ad es. la gestione di una grande multinazionale nel settore beverage – quelli delle business school, al contrario molto specifici quelli utilizzati in ambito aziendale.

Sempre restando nel mondo dei beni di consumo se dovrò formare dei manager di vendita di un’impresa produttrice di birra necessariamente dovrò progettare e realizzare una simulazione che replica i fattori specifici del settore e del mercato e quelli del modello di business dell’impresa.

Per far ciò sono indispensabili tre elementi:

  1. la capacità di analizzare ed elaborare modelli di business;
  2. la competenza nel realizzare modelli di simulazione con obiettivi formativi;
  3. la tecnologia che dovrà essere flessibile e a costi e tempi contenuti.

Si capisce che pochi attori sono in grado effettivamente di mettere in campo questi tre elementi indispensabili per realizzare sistemi di simulazione realmente efficaci nella formazione aziendale.

Come riconoscere queste capacità?

  1. Le referenze, non bastano quelle in ambito universitario. Sono fondamentali esperienze di progetti aziendali con nomi importanti e numerosi partecipanti professionisti e manager.
  1. L’esperienza in ambito aziendale di consulenti e formatori con un curriculum più che solido e di lungo periodo.
  1. La tecnologia che dovrà avere caratteristiche tali da rendere possibile la realizzazione di modelli di simulazione con tempi e costi ragionevoli.

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Stefano Pivi

Da oltre venti anni nella consulenza e formazione manageriale. MBA associato AIMBA
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